Archivi categoria: Il dono più grande

Ode (Se solo ogni uomo ti avesse cercato…)

Carl Heinrich Bloch - Gesù ConsolatoreSe…..
Se solo ogni uomo ti avesse cercato..
Se solo ogni essere umano avesse anelato alla tua speranza, al tuo amore.
Se solo avesse acconsentito alla tua presenza nel cuore,
Alla tua infinita misericordia che incatena l’anima all’amore..

Se avesse ascoltato il tuo “grido” nel silenzio
Le tenebre sarebbero scomparse
Le nuvole come neve si sarebbero sciolte
L’umanità avrebbe avuto ristoro in te..

La tua luce come un sole sarebbe penetrata nel mondo
E la tua sapienza illuminante avrebbe colmato di pace la miseria umana
Se solo ognuno di noi si aprisse al tuo richiamo
La salvezza del mondo non tarderebbe a giungere

Ci ami così tanto che ci lascia nella libertà del libero arbitrio
Quanta amarezza in quel tuo eterno richiamo non udito, non ascoltato sordo..
Nella mia pochezza elevo la mia anima a te accogliendoti
O Maestro, come mio Dio

Accettando la tua “ proposta d’amore”
Il mio si alla tua voce, il mio si a Te o mio Signore
La tua creatura ha risposto alla tua grazia

Nella oscurità della mia anima c’è sempre la tua luce
A proteggermi e mi tiene stretta a te

Si sempre non abbandonerò mai questo richiamo d’amore…
Acconsentirò ogni giorno di questa vita alla tua presenza in me.
Sia lodato il tuo nome ovunque..

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)

Gesù Misericordia

Divina Misericordia (Eugeniusz Kazimirowski, - 1934)Gesù dolcissimo,
Rifugio d’amore, Consolatore dei cuori,
Speranza degli animi,
Abbracciaci con la tua luce donandoci l’ultima tua ancora di salvezza,
La tua immensa misericordia,

O Gesù fa che possiamo attingere ogni momento dai tuoi raggi la tua bontà per poter essere uomini migliori degni di essere chiamati tuoi figli,
Gesù la tua infinita misericordia é il messaggio ultimo di speranza dove tutti noi possiamo attingere….

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)

Il Rosario…

icona della Beata Vergine del Santo Rosario di PompeiNon c’è pace che eguagli la recita del Rosario.

Cari fratelli e sorelle recitate il rosario, con cuore, con dedizione, e sentirete aprire una finestra sul cielo, che vi scalderà e vi illuminerà nei sentieri oscuri della vita.

Non vi é ristoro più grande. Ve ne renderete conto recitandolo costantemente.

E’ la chiave che apre le porte del cuore di Dio.

E’ la venerazione alla Madonna, é la distruzione del male, la compassione verso il peccato dell’umanità, la redenzione, la salvezza.

Cari amici non vi é “arma” più potente.

Contempliamo i suoi misteri, e mentre lo recitiamo con dedizione, il nostro cuore si innonderà dello spirito guida.

E farà di noi uomini migliori, capaci di seguire il progetto di Dio, e sopratutto ci farà comprendere quanto é importante donarsi amore, perchè il linguaggio del Rosario é l’amore..

quando si seguono le vie della carità e della umanità si segue al legge del Disegno di Dio….amore sulla terra, tra le creature, la trasformazione del male nelle vie del bene…

tutto questo raccolto in una semplice e amorevole recita del Rosario..

recitiamolo insieme e potrete accorgervi degli enormi benefici che vedrete e sentirete…

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)

Il Santo Rosario su Adonaj.it

Pensieri in libertà ed evoluzione dell’anima..

Gesù nel deserto - Ivan KramskoïCi sono diverse fasi di evoluzione dell’anima, anche se ho avuto i “piccoli rapimenti” in passato, la prima direzione dove mi ha portato Gesù è stata verso me stessa, verso una libertà interiore e di espressione.

Non voglio sforzarmi per il momento voglio che l’istinto mi guidi, e la voce dell’anima mi guidi.

Io comunque mi sento molto appesantita, più che altro la mente….ha bisogno di respiro.. E’ tutto ciò che richiede concentrazione, regola, o imposizione è negato. Poi passerà sono sicura giusto il periodo di transizione, quando si hanno questi momenti probabilmente ci sono anche cose che si devono cambiare nella propria vita. Intanto ora sono molto meno iperattiva, prendo le cose con calma mi devo abituare a questo perché sono sempre stata un vulcano, è un nuovo passaggio della mia mia vita sono sicura.

Lascio che tutto scorra dentro di me….non voglio forzare niente, poi si faranno strada i pensieri e le direzioni. Diciamo che sono una ragazza molto delicata, e sensibile, assorbo molto, e forse è giunto il momento di alleggerirmi un po’. Già ho vissuto poco la mia adolescenza, i miei sogni la mia espressione…. ora pensiamo un po’ a me… Gesù è sempre con me e io lo amo come non mai, le porte del cuore sono aperte …e anche dell’anima… la mente è in ascolto… ma passiva…. il silenzio deve predominare per un bel po’… sento che deve essere così.

Mi sono sempre fatta mille domande, e sono sempre voluta andare a fondo, sono sempre stata una ragazza profonda che pensa troppo, è giunto il momento di seguire l’istinto e il silenzio non più la mente… la lascio un po’ a riposo. Respiriamo lo spirito.. Forse non abbiamo sempre bisogno di sermoni, di dottrine, di regole, di omelie, di scritti, ogni tanto bisogna lasciarsi accarezzare dal vento… da quella piccola voce interiore che se la offuschi di nozioni non respira, non ti parla.  So che il sacramento della comunione è fondamentale per me… ma chiederò a Gesù solo per qualche volta se può venire in me in spirito… come sempre con il suo delicato silenzio.

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)

L’amore verso se stessi

GesùIl secondo comandamento dice: “ama il tuo prossimo come ami te stesso”. Cosa significa questo? che l’amore di Dio passa attraverso l’amore di noi stessi in primis; Dio è dentro di noi ed è proprio conoscendolo, instaurando con lui un rapporto di amicizia interiore che si potenzia l’amore verso noi stessi. Perché l’amore di Dio illumina, scalda, mette in luce i nostri talenti, ci arricchisce, ci fa conoscere meglio, ci fa diventare suoi discepoli per potere dare agli altri in modo autentico e sano.

Come può una persona dare amore al prossimo quando in primis non ha amore verso se stesso? no non può, non sarebbe con sincera volontà di donare, sarebbe forse un ripiego per sentirsi utile, per fare qualcosa per la società, sarebbe un dovere, ma solo prendendoci prima cura di noi stessi e curando le nostre ferite, possiamo poi donare amore gioioso ai nostri fratelli.

Si perché spesso non siamo in grado di guarire le nostre ferite, ma occorre la mano di Dio.

“Raccontami tutto svelami le ferite del tuo cuore, Io le guarirò la tua sofferenza diverrà la fonte della tua santificazione (Gesù a Santa Faustina – E.V., 1487)” diceva Gesù a Suor Faustina, detentrice del messaggio della Divina Misericordia affidatole da Gesù, che le apparve chiedendole di far dipingere un quadro dove vi era rappresentata la figura di Gesù con le due ferite al costato, nella prima usciva del sangue, e nella seconda dell’acqua per la giustificazione delle anime.

Scrisse un diario Suor Faustina, dove raccontò la sua esperienza della Rivelazione di Gesù e del messaggio che doveva diffondere e divulgare: l’infinita misericordia di Dio, morì come Gesù all’età di 33 anni.

Chiusa questa breve parentesi nel silenzio, nella meditazione e nella preghiera possiamo guardarci dentro.

Spesso le nostre risposte sono date nei silenzi, quando l’anima riesce a respirare perché durante il giorno diventa sorda, è assediata dal rumore e dai ritmi della società moderna che ne impediscono l’ascolto.

Siamo incatenati in una morsa di condizionamenti che non abbiamo neanche il tempo per poter pensare, siamo sempre indaffarati che non riusciamo neanche ad assaporare il singolo momento di pace.

Ma quando riusciamo a trovare quei pochi secondi dove dimora quel piccolo silenzio in un angolo della natura, davanti alla finestra della nostra stanza, in una chiesa, allora in quel momento è come se lasciassimo entrare una luce, uno spiraglio e riuscissimo ad intravedere anche i pensieri più nascosti, quelli sotterrati nella parte più intima di noi, ma che costituiscono veramente la nostra essenza e fanno parte del nostro io più autentico, “il patrimonio di noi stessi”.

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)

La Pasqua (2012)

Ultima cena di Gesù - Joan de JoanesMancano due settimane alla Pasqua

Oggi mi sono recata a messa e dentro di me parlavo a Gesù. Gli dicevo: Tu sei morto per me, per la mia salvezza, per la redenzione umana, e riflettevo sul significato di perdere noi stessi per rinascere, come il chicco di grano che per portare frutto deve morire.

Non sono così coraggiosa, ma Gesù lo sa, chiede ciò che ognuno di noi può dare, io mi sento sempre in difetto, vorrei ricambiare il suo amore in modo adeguato e degno, ma lo faccio poche volte. Gli offro il mio amore quello si, sempre, misero imperfetto ma tanto amore.

Oggi mi sentivo come una bambina, che corre libera e poi per proteggersi corre e si rifugia nelle braccia di Gesù per sentirsi in pace, serena e consolata.

In questa Pasqua e spesso nelle ultimi anni, ho sempre avuto questo sentimento forte verso Gesù, di rassicurarlo, di stare con lui, consolarlo per la sofferenza che ha patito per me, per noi tutti, curare le sue ferite, quanto avrei voluto curare le sue piaghe, asciugare le sue lacrime, perché l’amore che provo è immenso.

Durante questo periodo negli anni della mia conversione ho sentito forte Gesù, il suo amore, la sua passione, il desiderio di stargli vicino, come se fosse e stessi vivendo tutto ora, come se ogni anno si rinnovasse il suo sacrificio di amore, e il sentire nel mio cuore è intenso.

Sul momento nel pensare alle parole morte, sofferenza procurano turbamento, smarrimento, e la natura umana tende ad allontanare questi pensieri, fugge da questi sentimenti che fanno parte della nostra verità, ma poi se penso al significato che invece hanno, vado oltre, è come se respirassero un aria nuova, perché in realtà il sacrificio di Gesù per noi ha come ricompensa la vita eterna, la nostra risurrezione, come promesso da Gesù: chi crederà in me e seguirà i miei comandamenti avrà la vita eterna.

Noi non conosciamo la vita eterna, ma ci dobbiamo fidare di Gesù. Conosciamo la vita terrena, e sicuramente non è come la vorremmo, c’è il peccato, ingiustizia, discriminazione, povertà, odio, ma c’è anche amore, l’amore di Dio che ci accompagna, ed è un dono di Dio, la vita è un dono, anche questo un grandissimo dono di nostro Signore.

Penso a quanto Dio ci ami, anche se ad alcune risposte non so darmele, ma confido in lui, perché incontrarlo ha cambiato la mia vita.

Anni fa, come dicevo sopra, proprio nel periodo pasquale ho vissuto un episodio “mistico” o almeno io lo definirei tale.

Accade una domenica, poco prima di Pasqua, quel giorno non volevo recarmi a messa, con la promessa che sarei andata il giorno seguente il lunedì.

Ma improvvisamente sentii un tuffo al cuore, una voce che mi chiamava, molto forte, che sovrastava i sensi, e mi recai in Chiesa dove cominciai ad adorare il Crocifisso, amavo e adoravo le sue piaghe, quel giorno la sua sofferenza, la sua croce mi apparvero come bisognose di consolazione, lui mi faceva sentire il suo amore, mi diceva: adora le mie piaghe perché io ho amato il sacrificio di amore, e non provavo dolore, ma amore, tanto amore, mi ha fatto sentire per qualche minuto la percezione del suo amore, di cosa significasse la sua passione per noi, cosa intendesse lui con la parola sacrificio di amore per noi.

La chiamo esperienza mistica perché ero accompagnata dalla grazia dello spirito per sentire “la sua voce” il suo richiamo e fare parte intimamente di quelle sensazioni.

L’adorazione alla passione di Cristo

Il pensiero che ho avuto e che ho sempre in mente, è che fino ad allora vivevo la Pasqua, il venerdì santo con sofferenza, perché tutto mi legava al patimento di Gesù nel Getsemani e in croce, ma solo quell’esperienza mi ha portata a sentire invece “le delizie della croce” intese come l’amore senza confini di nostro Signore che mi faceva comprendere di amare il suo sacrificio e mi rendeva partecipe facendomi assaporare questi sentimenti con gioia e dolcezza.

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Piccoli rapimenti

Maria Maddalena in estasi  - CaravaggioDal mio primo incontro con Gesù sono susseguiti durante il mio cammino spirituale episodi che io definisco “piccoli rapimenti”.

I miei piccoli rapimenti sono le delizie che Gesù mi fa sperimentare facendomi sentire fortemente la sua presenza, intimamente, procurandomi come una sospensione dal mondo, per alcuni minuti, è come se fossi avvolta in una nuvola e sentissi solo la sua voce, la voce dell’amore.

Non ci sono momenti precisi, può accadere sempre, di solito accade spesso durante la Pasqua o il Natale, ma è capitato anche in diverse ore del giorno, quando prego, in mezzo alla natura e soprattutto spesso è accaduto durante l’Eucarestia.

Quando succede io non riesco a parlare, piango, provo un emozione immensa, e mi metto in ascolto, ma lui mi parla al cuore, mi dice che mi ama, di non avere timore, che lui c’è sempre, di pregare.

Lo stato che provo è di estrema beatitudine, è come se non avessi bisogno di niente, sono totalmente appagata nel corpo, nell’anima e nella mente, ho solo desiderio di stare li abbandonata in lui e sentire il suo amore, vorrei che quel momento non finisse mai.

Ultimamente, viviamo in un momento di estremo terrore, sembra che il male stia prendendo il sopravvento nel mondo, ma non sarà così per chi ha fede, in questo momento terribile, Gesù ha detto al mio cuore di pregare per l’umanità.

Come mi parla? So che non è facile comprendere per chi non ha vissuto questa esperienza, perché sono come parole stampate e scolpite nel cuore e io le devo solo tradurre o meglio comunicare. Non danno adito a interpretazioni diverse, sono quelle e basta.

Io mi trovo in una dimensione soprannaturale, comprendo che sono come leggermente distaccata da terra, e il suo amore si impossessa del mio essere totalmente, io non reagisco perché mi beo della sua presenza, è come se riconoscessi il mio Creatore, e non mi manca nulla, rimarrei così in eterno.

Spesso Gesù mi richiama davanti all’immagine della Divina Misericordia, che come già ho scritto precedentemente, è un mistero che sento particolarmente nel cuore, egli mi dice di divulgarlo e recitare la coroncina.

Mi “chiama” il giorno mercoledì per la devozione del mistero, è capitato che diverse volte mi chiedesse per cinque mercoledì di fila, di recarmi in Chiesa davanti all’immagine e recitare la coroncina della divina misericordia.

Io so che tutte queste preghiere andranno a beneficio dell’umanità, dei miei affetti, e soprattutto di chi soffre nel corpo e nell’anima.

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)

La miseria dell’uomo e la sua povertà

Dimensione terrena e dimensione spirituale

sacro cuoreDa quando ho incontrato Gesù ho vissuto ad intermittenza attimi e momenti spirituali in cui sentivo la dimensione divina, e momenti in cui venivo riportata all’infermità terrena.

Durante questo mio percorso spirituale ho sentito e avvertito tantissimo questo travaglio tra la vita terrena e la vita spirituale.

Difficile fare incatenare questi due modi di sentire, perchè quando venivo chiamata alla spiritualità mi rendevo conto di dover ritornare al terreno e viceversa quando ero immersa nella povertà della terra ero richiamata verso il cielo.

Ovviamente nella mia dimensione terrena ho sentito tutta la pochezza e la miseria dell’uomo, di me stessa, forse la stessa miseria che tutti i poeti e scrittori hanno cercato di interpretare e di narrare nel corso dei secoli.

Soffro particolarmente al pensiero di ciò che siamo, al fatto che siamo destinati a morire, che arriveremo con l’avanzare dell’età e forse non ci riconosceremo neanche più, al cambiamento del corpo, alla malattia, alla consapevolezza che perderemo i nostri cari, ai pensieri che mutano, al nostro misero evolverci per poi cessare di vivere.

Mi fa soffrire la natura povera e inferma dell’essere umano e tutte le nostre limitazioni e debolezze.

La speranza e la luce è Dio. La mia fede mi porta ad avere pienamente fiducia in Gesù, che proprio per donarci la vita eterna, la salvezza dell’anima e la resurrezione è morto per me, per noi. Quale amore più grande? quale amore più puro può arrivare a tanto? questo mi fa comprendere come nostro Signore ami la sua creatura e come la nostra vita sia un dono, tutto è un dono di Dio, bisogna fidarsi di lui.

Nonostante tutto questo la mia anima mortale soffre, ma non appena si eleva riconosce il Padre e si bea del suo amore e della sua appartenenza.

Credo che tutto questo sia stato scritto da secoli nel cielo, l’uomo deve provare tutto questo, l’uomo è nel peccato, l’uomo è miseria, solo Dio può elevare la nostra natura e condizione.

A volte ho provato dei sentimenti di ribellione verso questo Dio, ho cercato di allontanarmi un pò, ma mai definitivamente e pur rimanendo nella consapevolezza di avere sempre la mia mano intrecciata alla sua, ma lui è sempre li che aspetta e attende i suoi figli.

Non si può scappare dal tuo creatore perché “gli appartieni”.

Tutto questo ti porta ad amare immensamente i tuoi fratelli, a perdonare, perché tu sei stata perdonata in primis, ad amarli di più perché tu hai sentito l’amore di Dio, a perdonare i loro limiti, perché tu stesso hai dei limiti, a comprendere che siamo tutti incatenati in unico dono di amore.

E’ come se avessi trovato la mia pace e il mio ristoro dimorando in lui. Mi calma nei momenti di tensione, mi consola nei momenti di sofferenza, ma non sempre sento l’azione dello spirito, bisogna cercarlo, pregare, mettersi in ascolto, non è scontato, non accade ogni giorno, ma avviene soprattutto nella preghiera e chiamandolo: “vieni o spirito”.

Rimane comunque e sempre un dono di Dio.

Molte volte è come se volutamente mi facesse sentire queste due reali differenze.

Credo che la felicità vera non esista qui sulla terra o almeno vi sono momenti di gioia, attimi di serenità, ma poi comunque il peccato si fa sentire, siamo ingoiati e concatenati per cui le azioni dei nostri fratelli si ripercuotono su di noi, se vi fosse il Regno di Dio già qui sulla terra non vi sarebbe sofferenza, ma pace, solidarietà e luce, ci sarebbe uguaglianza e amore verso tutti indistintamente.

Accade però che quando incontriamo Dio inizia già sulla terra una parte di Paradiso.

Il disegno di Dio è portare il suo Regno e noi abbiamo il compito di partecipare al suo progetto d’amore e il desiderio di Dio è salvare tutte le anime.

Perché noi siamo gli artefici del suo progetto di amore?

Dio ci ama e ci ha concesso il libero arbitrio, la scelta di seguire la via del bene o la via del male. A volte la vita veramente appare come il combattimento tra le forze del bene e quelle del male.

Dio entra solo se noi glielo concediamo e lo lasciamo entrare nel nostro cuore. Se il nostro cuore è pieno di lui, non c’è più posto per Satana.

Seguirlo significa ascoltare la sua parola tramite la lettura delle Sacre Scritture, del Vangelo e i suoi insegnamenti, rassomigliargli per quanto ci è possibile nella nostra natura imperfetta.

Egli ci conosce, ci ama per come siamo con le nostre debolezze. Egli ha scelto il mondo per portare la sua luce e la sua salvezza. Dal cielo ha scelto noi. Che cos’è la vita terrena in confronto alla vita dell’eternità?

Non dobbiamo spaventarci per la sofferenza, per le tenebre e il buio della terra, lui ha portato la luce e la speranza e ha scelto gli eletti per trasmettere e divulgare il suo messaggio di luce.

L’importanza della preghiera la chiave che apre le porte al cuore di Dio.

Mi resi conto di quanto fosse importante la preghiera, il pensiero rivolto a lui nell’arco della giornata per non perdere questo rapporto continuo e unico, spirituale quasi intimo per l’intensità, pregando mantieni viva l’azione dello spirito santo, Gesù parla al tuo cuore, e tu parli a lui, puoi raccontargli tutto, le tue ferite, le tue gioie, le tue sofferenze, i tuoi dolori, e più c’è abbandono e amore da parte nostra e più nostro Signore è recettivo ad accogliere il nostro grido e le nostre intenzioni e ad esaudirci con le sue grazie, o con ciò che noi chiediamo.

Più vi è purezza amore abbandono umiltà nel chiedere più Dio è propenso a concedere.

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)

La rosa di Santa Rita

Santa RitaIl 22 maggio ricorre la festa di Santa Rita. E’ consuetudine per i devoti per l’occasione recarsi in Chiesa e acquistare le rose, fiori che sono stati simbolo e che hanno accompagnato la vita della Santa. Quel giorno mi recai con un amica in Chiesa per acquistare le rose. Volevo regalarle a mia madre.

Ne comprammo tre, io ne acquistai una rossa e due bianche. Ricordo che la Chiesa era colma di persone, e vi era poco spazio persino per camminare, anche perché si stava celebrando la messa, ci trovammo quindi a spostarci salendo qualche gradino in uno spazio di rientranza, dove vi erano poste alcune panche per sedersi e vi era una statua di nostro Signore con i segni della passione riverso e disteso in senso orizzontale racchiuso in un rettangolo di vetro.

La visione di quella statua colpì profondamente il mio cuore, e fui presa da un richiamo intimo di compassione accompagnata da dolcezza e tenerezza verso Gesù. Sentii forte il desiderio di consolarlo, come se Egli fosse li veramente tra noi, vivevo il momento intensamente avvolta dallo spirito, e gli dissi: “Gesù come vorrei e come avrei voluto alleviarti solo di un po la tua sofferenza, come avrei voluto consolarti”.

Quello che stavo vivendo era un “momento di grazia” donato da nostro Signore, sentire lo spirito di compassione e di amore vivo verso Gesù. Presi una rosa bianca del mio mazzetto e la porsi a Gesù, la adagiai in un vaso che era posto li accanto alla statua e gli dissi: “spero di poter alleviare di un pò la tua sofferenza con questa rosa, i patimenti che hai subito per noi”. Tutti questi pensieri erano condivisi intimamente con nostro Signore, nel silenzio del mio cuore. Quando ripresi in mano il mazzetto di rose mi accorsi, che vi era una rosa in più, un bocciolo di rosa bianca.

Rimasi attonita e la mia amica mi chiese da dove provenisse quel bocciolo apparso improvvisamente, che era impossibile, non era nel mazzo e non l’avevamo acquistato. Io compresi che fosse un pensiero di Gesù, ma ero confusa. La mia amica mi spinse a recarmi nella saletta delle rose e chiese se la signora si ricordasse di avermi dato anche un bocciolo di rosa bianca. Ma la Signora rispose che non vendevano boccioli di rose, ma solo rose. Ero molto stupita, ma non incredula. Raccontai al mio Direttore spirituale l’accaduto e lui mi disse semplicemente:” Gesù ha risposto donandoti la sua carezza”. Mi disse anche che questi episodi non erano rari, ma erano capitati in quella Chiesa, in occasione di Santa Rita.

Quel ricordo mi accompagna sempre, tanto da amare appassionatamente le rose bianche, in particolare i boccioli di rosa. Mi sono chiesta perché un bocciolo chiuso. Ho pensato alla mia spiritualità ancora acerba, da scoprire, che doveva risvegliarsi e aprirsi alla vita. Un piccolo fiore ancora chiuso, inesperto, da dover annaffiare custodire e alimentare con la luce e l’acqua, la sete di Dio.

Indice: Il Dono Più Grande (di Maria Cristina)