Non siate ansiosi

Matteo 6, 25-34

“Perciò vi dico: non siate ansiosi…”

L’esortazione fa da motivo conduttore del brano evangelico. La frase mira ad escludere dalla vita dei discepoli d ogni tempo l’ansia angosciosa per le necessità, le contrarietà, e le tentazioni quotidiane dell’esistenza.

L’essere ansiosi non è una semplice manifestazione di malessere, ma una sorgente dalla quale e a causa della quale si originano molte tentazioni.

Per questo motivo Gesù ci mette in guardia.

Una conseguenza dell’ansia è la tristezza che genera uno stato di sofferenza di spirito che noi percepiamo per il male che ci porta dentro contro la nostra volontà, sia che si tratti di un male esteriore, come povertà, malattia, disprezzo; oppure interiore, come ignoranza, aridità, ripugnanza, tentazione.

Nel momento in cui l’anima avverte in sé un male, prova contrarietà: questa è la tristezza; subito subentra in noi il desiderio di liberarcene e cerchiamo il mezzo per disfarcene; la ragione di tutto ciò è che ciascuno, per natura, tende al bene e fugge il male (“Faccio il male che non voglio, e non faccio il bene che voglio”, dice San Paolo).

Se l’anima cerca i mezzi per liberarsi dal suo problema per amore di Dio, li cercherà con pazienza, dolcezza, umiltà, serenità, abbandono a Dio, al vangelo di Gesù, attendendo la propria liberazione più dalla bontà e dalla Provvidenza del Creatore che dai propri sforzi, dalle proprie capacità e dalla propria diligenza.

Al contrario se si cerca la propria liberazione per amor proprio, l’ansia coglierà e si altererà nella ricerca dei mezzi, come se dipendesse più da lei che da Dio.

L’ansioso se non trova all’istante quello di cui necessità, cade in un profondo stato d’agitazione, che non toglie il male, ma anzi peggiora la situazione. L’anima, a questo punto, sprofonda in uno stato d’angoscia e smarrimento senza confini, con un tale cedimento del coraggio e della forza, che pare addirittura che il cuore si spezzi in petto.

L’ansia è uno dei mali peggiori che possono colpire l’anima, eccettuato il peccato. L’ansia proviene da un desiderio smodato di liberarci dai mali che ci opprimono o di conseguire il bene che speriamo; tuttavia nulla peggiora il male e allontana il bene quanto l’ansia e la precipitazione. Facciamo un esempio osservando gli uccelli. Quando restano imprigionati nelle reti e nei lacci, si dibattono e si agitano freneticamente per uscirne, ottenendo il risultato di impigliarsi maggiormente. Nel momento in cui avvertiamo il desiderio di essere liberati dai mali, prima di tutto calmiamoci pacatamente, e poi, con moderazione e dolcezza, inseguiamo pure il sogno dei nostri aneli, utilizzando con ordine i mezzi idonei; quando affermo di essere moderati, non intendo dichiarare con negligenza, ma senza precipitazione, senza turbamento e agitazione; diversamente, invece di raggiungere l’obiettivo del desiderio, rovineremmo tutto e ci troverebbe peggio di prima.

Riflettiamo più di una volta al giorno, e se non è possibile, almeno a mattina e a sera, se è vero che abbiamo il dominio della nostra anima; esaminiamoci per renderci conto se non ce l’abbia sottratta qualche passione o l’ansia stessa. Manteniamo il cuore ai nostri ordini, oppure c’è sfuggito di mano per impegolarsi in qualche passione sregolata d’amore, d’odio, di vendetta, d’ingordigia, di paura, di noia, di gioia sfrenata, di preoccupazione?

Nel caso in cui si fosse smarrito, innanzi tutto, troviamolo e riportiamolo alla presenza di Dio per mezzo di Gesù, sottoponendo i nostri affetti e desideri all’obbedienza e alla guida della sua volontà. Dobbiamo comportarci come chi teme di perdere qualche cosa che sta loro molto a cuore.

Inoltre, quando ci accorgiamo che stiamo per essere preda dell’ansia, raccomandiamoci a Dio, decidendo di non fare assolutamente nulla di quanto pretende da noi il desiderio, finché l’ansia non sia totalmente sopita.

Non siate ansiosi! Gesù non intende affatto fare l’apologia della pigrizia o dell’imprevidenza (affogheremmo nelle situazioni in precedenza citate). Egli non contrappone al lavoro impegnato una vita inattiva. Piuttosto propone un atteggiamento interiore di fiduciosa serenità all’interno di un impegno lavorativo, anche duro e faticoso. In concreto Gesù ammonisce gli sfiduciati. Il vocabolo greco “oligopistoi” che qui ricorre (si trova dalla fonte “Q”) trova ampio e privilegiato uso nel Vangelo di Matteo. Serve ad esprimere la mancanza di fiducia dei credenti. Questi hanno fede, ma sono afferrati dalla sfiducia (altra effetto dell’ansia). Alle prese con le difficoltà si lasciano travolgere.

Tuttavia il brano evangelico non si limita ad esortare, intende invece giustificare l’appello ripetuto. I discepoli d’ogni tempo sono nelle mani del Padre celeste. Se Egli si cura degli uccelli, procurando loro il nutrimento, se riveste i fiori del campo di splendore e bellezza, a maggior ragione non permetterà che manchi il necessario ai credenti, che ai suoi occhi valgono molto di più. Lasciarsi travolgere dall’ansia, significa comportarsi da pagani, ignari della presenza provvida di Dio, che conosce perfettamente quanto abbisogna ai suoi figli. A quest’argomento sono state aggiunte secondariamente due motivazioni di carattere filosofico-sapienziale: più importante del cibo e del vestito è la vita; dopo tutto l’ansia è sterile e non serve a prolungare di un sol giorno la durata dell’esistenza, anzi.

Ricondotta l’ansiosa preoccupazione per le necessità della vita ad un atteggiamento fiducioso, Gesù propone ai discepoli in modo corretto ciò che deve stare al vertice del loro impegno e della loro ricerca: il Regno di Dio.

Il brano evangelico si chiude ottimamente col detto di Gesù: “Non siate dunque ansiosi per il domani”. Il discepolo d’ogni tempo è chiamato a vivere alla giornata, senza ipotecare il futuro o assumerne in anticipo il peso.

Gesù ci esorta ad un fiducioso abbandono nelle mani del Padre celeste, accettando di vivere l’oggi carico della sua bontà e del suo amore.

Cari fratelli e sorelle, le parole di Gesù sono un messaggio di straordinaria consolazione: abbiamo un Padre in cielo che pensa a noi molto più chetai fiori dei campi e degli uccelli del cielo. La nostra situazione è dunque simile a quella di un ragazzo, che è sereno e tranquillo perché padre e madre pensano a lui circondandolo d’amore.

Si, è vero, a volte non solo è possibile evitare le preoccupazioni e le ansie del futuro, ma non sarebbe il farlo: i genitori devono preoccuparsi per il sostentamento dei figli, per il loro domani, per il buon andamento della famiglia; ogni uomo ha il diritto di pensare alla propria sistemazione e di migliorare la propria condizione. Tutto entra nei piani di Dio, che “alle mani operose dell’uomo ha affidato l’universo. Ma ciò che non ci deve essere è l’ansia.