Sopportare pazientemente le persone moleste

L’apostolo San Paolo scrive: “Sopportatevi a vicenda con amore”. Questa è forse l’opera di misericordia più attuale, più quotidiana, più universale; ci interpella tutti i giorni, dovunque andiamo, perché ogni giorno siamo a contatto con persone: in famiglia, sul lavoro, per la strada, sull’autobus, al cinema, a scuola, in parrocchia, in chiesa.

Qualche volta possiamo scegliere noi le persone con cui intrattenerci, con cui fare un’iniziativa, o una gita o un viaggio; e allora selezioniamo le persone, scegliamo quelle che ci vanno bene, che sono affini al nostro temperamento, alle nostre idee, ai nostri sentimenti. Ma normalmente nella vita non è così: dobbiamo prendere le persone come sono e talvolta sono proprio “moleste”. Del resto anche noi possiamo essere, magari senza volerlo, “persone moleste” per gli altri.

Come comportarsi? San Paolo scrive: “Portate pazientemente gli uni i pesi degli altri per amore”. Le due parole chiave sono: “pazientemente” e “per amore”. Di fronte al comportamento fastidioso di una persona possiamo ribellarci, brontolare o apertamente di fronte o meno francamente alle spalle; oppure possiamo tacere e sopportare. Ma la sopportazione da sola è povera e può essere anche un comportamento stupido. E’, perciò, la seconda parola “per amore” che dà significato cristiano alla sopportazione, che la rende pienamente accettabile e la trasforma in “opera di misericordia”.

Certamente non è facile sopportare pazientemente le persone moleste con amore. In genere è più difficile con le persone vicine, con cui ci si trova a vivere molte ore al giorno, ad esempio con la nonna arteriosclerotica che ripete sempre le stesse cose. o con il collega d’ufficio che tenta di scaricarti addosso il suo lavoro, con la vicina di casa che controlla tutti i passi che fai. Eppure al anche quest’opera di misericordia può essere una via di miglioramento e di santità.

Amen,alleluia,amen.

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