Salmo 149

Cantate al Signore un canto nuovo

Cantate al Signore un canto nuovo;
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo Creatore,
esultino nel loro Re i figli di Sion.
Lodino il suo nome con danze,
con timpani e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo,
incorona gli umili di vittoria.
Esultino i fedeli nella gloria,
sorgano lieti dai loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca
e la spada a due tagli nelle loro mani,
per compiere la vendetta tra i popoli
e punire le genti;
per stringere in catene i loro capi,
i loro nobili in ceppi di ferro;
per eseguire su di essi il giudizio già scritto:
questa è la gloria per tutti i suoi fedeli.

Il salmo 149, cari fratelli e sorelle, sintonizza i cuori “dell’assemblea dei fedeli”. Non si tratta infatti di “recitare” il “canto nuovo” o di gorgheggiare “l’alleluia”, ma di celebrarlo come atteggiamento profondo dell’animo, di esprimerlo nel canto come vibrazione interiore di vita, di gioia e di esultanza. Oggetto di questo “canto nuovo” non è un qualsiasi insigne benefattore di Israele, ma è “il suo Creatore”, che ama il suo popolo, è il loro re, che incorona gli umili di vittoria. Per questo “gioisca Israele… esultino i figli di Sion… esultino i fedeli nella gloria, e sorgano lieti… ”

Gioia, esultanza, letizia non sono atteggiamenti da regia, sono autentici stati d’animo veramente vissuti. Anche la danza qui è chiamata in causa: nel suo originario valore di azione sacra, di levitazione spirituale del corporeo, innalzato all’Altissimo in pienezza di lode. Tutto questo non come recitazione drammatica sia pure a livello di azione liturgica: ma nella grandiosa visione escatologica dell’incontro finale con Dio, creatore e re. In questo contesto il quadro apocalittico della “vendetta tra i popoli… per eseguire il giudizio già scritto” non ha nulla in comune con le invettive imprecatorie dei salmi di lamentazione, ma assume la forza profetica del trionfo finale del Re vittorioso, della definitiva sconfitta del “male”, chiamato anch’esso, così, in causa, a proclamare a suo modo le lodi del Signore.

I fedeli vedranno allora la disfatta dei malvagi e il trionfo della causa per la quale hanno sofferto. In questo senso, essi parteciperanno alla sovranità di Dio (Dn. 7,18.27; Sap. 3,8). Ultime note del preludio alla gioia senza fine e senza ombra della vittoria dell’Agnello: “questa è la gloria per tutti i suoi fedeli”. Questo è un inno di esultanza e recita la gioia della Chiesa nascente per l’avvento del Messia, per la sua gloriosa resurrezione, e per il suo ingresso trionfale in Cielo, dove il divino Agnello verrà osannato da tutti coloro che portano sulla propria fronte il nome di Cristo. Si tratta dell’inno all’amore che si sostituisce a quello della giustizia: il cantico della fratellanza in Cristo, fratellanza che supera ogni differenza di razza o di condizione sociale.

Infatti, Dio non ci ha creati per essere lasciati alla solitudine, ma in un cosmo nel quale tutte le cose convergono e s’incontrano. Principio (Creatore) e fine (Re), Dio riporta a sé l’universo intero attraverso la lode e l’obbedienza di noi esseri umani.

Fedeli – Israele – figli di Sion: la fedeltà si vive nella comunità. La comunità sussiste solo se raccolta intorno a un centro nel quale il Signore si rivela. Senza mediazione delle istituzioni (Chiesa), la fede si diluisce nell’inafferrabile e perde il contatto con la storia.

Cari fratelli e sorelle, la novità del salmo non è legata al testo, ma a chi lo prega: è quell’emozione provata nella meditazione che spinge a ripetere a se stessi ciò che l’intelligenza ha già afferrato, ma che il cuore non si stanca di riascoltare. Sempre nuovo non è il canto, ma il bisogno di cantare.

PREGHIERA

Non venga mai meno, nei nostri cuori, o Cristo Gesù, lo zelo ardente per la salvezza delle anime, con il quale, combattuta vittoriosamente la santa battaglia per la diffusione del tuo regno tra gli esseri umani, veniamo coronati con il serto di gloria nell’eternità beata .
Amen,alleluia, amen.