Salmo 3

Preghiera nel pericolo

Signore, quanti sono i miei oppressori!
Molti contro di me insorgono.
Molti di me vanno dicendo:
“Neppure Dio lo salva!”
Ma tu, Signore, sei mia difesa, tu sei mia gloria e sollevi il mio capo.
Al Signore innalzo la mia voce
E mi risponde dal suo monte santo.
Io mi corico e mi addormento,
mi sveglio perché il Signore mi sostiene.
Non temo la moltitudine di genti
Che contro di me si accampano.
Sorgi, Signore,
salvami, Dio mio.
Hai colpito sulla guancia i miei nemici,
hai spezzato i denti ai peccatori.
Del Signore è la salvezza:
sul tuo popolo la tua benedizione.

Commento

In 2 Samuele 15,7-23 e 30-37, ci è presentato uno dei momenti più drammatici e tormentati dell’esistenza del re David: suo figlio Assalonne capeggiava una rivolta contro di lui, riuscendo nell’impresa di conquistare una parte di Israele. Per impedire l’assalto di Gerusalemme, con gli inevitabili lutti e rovine, giacché la città era rimasta fedele al suo re, egli decise di fuggire coi suoi familiari. Era accompagnata da seicento soldati che si erano rifiutati di unirsi alla rivolta. Durante la fuga raggiunse il Monte degli Ulivi, e David era più simile ad un pellegrino scalzo, piangente e con la testa coperta in segno di lutto, anziché un fiero re.

Tutto ciò era stato profetizzato da Natan, come punizione di Dio a causa del peccato di adulterio commesso con Betsabea e per l’assassinio di Uria l’Hittita, il marito di lei.
David considerava la ribellione come una punizione permessa da Dio, infatti, anche se sotto l’incalzare delle truppe del figlio, non combatté; si rivolse invece a Dio in preghiera, con umiltà e fiducia, consapevole che solo lui poteva liberarlo da quella situazione così grave. Egli pensava che se Dio aveva permesso il dolore e la sofferenza di certo l’avrebbe aiutato a superarla: doveva, in cuor suo, cercare la volontà di Dio e seguirla, così quello che il Signore intendeva compiere in lui e in coloro che erano coinvolti nella vicenda si sarebbe realizzato.

Se analizziamo attentamente la storia, mi viene spontaneo recepire la lezione morale che se ne ricava per tutti noi credenti odierni. Molte persone trovano nel loro stato di peccatori una scusa per allontanarsi maggiormente da Dio, perdendo l’occasione di sperimentare sulla propria pelle quanto misericordioso e pieno d’amore Egli sia.
Ad un’attenta lettura del brano in oggetto (compreso il capitolo 12) qualcuno potrebbe obiettare che tutto ciò è contraddetto dalle parole di Natan, ma non è assolutamente così. La profezia afferma solamente, per usare il nostro linguaggio corrente, che le nostre azioni provocano conseguenze inevitabili.

Il Salmo lo possiamo considerare diviso in tre momenti:

  1. Descrizione della situazione (versetti 2-3);
  2. La sicurezza e la liberazione dalla paura stanno in Dio, nel Dio che risponde (versetti 4-7);
  3. L’orante chiede a Dio di salvarlo (versetti 8-9).

Che cosa ci dice la preghiera? Quali sono i nostri avversari? Se volgiamo lo sguardo attorno a noi ce ne rendiamo conto: TV spazzatura, mass-media che incessantemente ci bombardano in continuazione, materialismo, consumismo…Sembra che tutti cooperino contro il regno di Dio, pare che Dio sia morto nella coscienza degli uomini, realizzando un indifferentismo ed efficientismo ateo che scatena le lusinghe delle tentazioni e dei peccati (vedi meditazioni: “Le tentazioni”).

Ecco perché il Salmo 3 è attuale e ci viene in aiuto confortandoci. Similmente ci troviamo nella stessa situazione del re David, la differenza sta nell’oppressore, oggi più sottile e astuta. Il fatto è che quando percepiamo che il peccato ci soverchia, accusiamo un senso di terrore, d’impotenza e di malessere. Non sappiamo più cosa fare e come agire. Se confidassimo i nostri sentimenti a persone non giuste, correremmo il rischio di sentirci affermare che non c’è più scampo, che tutto è finito. Invece, la parola fine, nei confronti dell’uomo, solo Dio la può dire.

Ma come il re David, in virtù della grazia che c’è stata donata, ci riaccorgiamo del male che ci accerchia opprimendoci, ed è allora che fiduciosi nel divino aiuto, ci rincuoriamo perché il Padre celeste ci sostiene tramite Gesù, facendoci trionfare e liberare dalla schiavitù delle nostre debolezze e paure umane. Infatti, quando il regno degli uomini ci abbandona ai nostri problemi, è in quell’istante che scopriamo chi è il nostro unico e vero amico, fratello sempre fedele. E’ allora che sgorga spontanea la preghiera dell’intimo, con lacrime di disperazione, e troviamo ad attenderci a braccia aperte Lui, il nostro Signore: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati ed oppressi, e io vi ristorerò”.

Il Padre celeste, in Cristo Gesù, non si allontana dalla “lebbra” delle nostre miserie, dei nostri peccati, ma, anzi, ci accoglie sempre con amore.
Ed è in quella circostanza che ritroviamo la speranza abbandonandoci al sonno ristoratore, in pace, così che al risveglio ci sentiamo confortati dalla presenza viva di Dio, non temendo più l’avversità del tentatore e delle sue malizie.
Noi non preghiamo contro nessuno (se mai è il contrario), l’umanità non è nostra nemica. Il nostro avversario non è fatto di carne e di sangue, ma sono le potenze occulte delle tenebre in opposizione al regno di Dio.
Come il re David, noi dobbiamo cercare la volontà di Dio e scolpirla nel nostro cuore, quindi dobbiamo lottare contro il peccato e le sue manifestazioni sociali nella nostra vita, in modo che il regno di Dio prenda stabile dimora (vedi meditazioni:”Conversione e regno”).

Non scordiamo inoltre un fatto molto importante, non siamo soli. La nostra preghiera si unisce a quella della moltitudine dei fratelli e sorelle sparsi nel mondo. Ed è in questo modo che il Dio della salvezza benedice il suo popolo donandogli la pace.

Amen, alleluia, amen!