A quanti l’accolsero…

“…diede il potere di diventare figli di Dio” (Gv.1,12).

Dio ha concepito il mondo con amore e con amore lo conserva nell’essere secondo i disegni della sua carità provvidenziale, perciò dirige ogni creatura al fine proprio con saggezza e bontà infinita.

L’universo si fida di Dio. Perché l’uomo no? Eppure “ogni uomo è povero e mendicante di Dio. Quale che sia la tua opulenza, o ricco, tu sei mendicante di Dio” (S. Agostino). L’uomo ha in realtà troppa sicurezza di sé. “L’uomo abbasserà gli occhi alteri, la superbia umana si piegherà; sarà esaltato il Signore, lui solo, in quel giorno” (Is.2,11-12).

C’è nel cuore dell’uomo la paura di rimanere schiavo di un Dio che non esiste: il suo volto non ha lineamenti concreti. Il darsi alle parole di un Dio presente-assente, visibile-invisibile, provoca il timore di rischiare la vita per qualcuno o per qualcosa che non ha una precisa identità geografica o il peso della materia vivente, avvincente; è facile che anche per noi cristiani raffreddare la nostra fede per passare alla concretezza di progetti esistenziali a “breve termine”.

I giovani si arrendono alla visione degli adulti di successo secondo i criteri umani con grande facilità. I luoghi giovanili producono un’emancipazione per affermare i propri gusti, soddisfazioni, opinioni fino al rifiuto dell’ascolto, dell’obbedienza, della sottomissione.

Il Natale è un grido d’amore che esce dal cuore di Dio e che, in Gesù, diventa proposta di un nuovo progetto d’uomo “poiché il mondo passa con la sua concupiscenza:ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno. Se uno ama il mondo l’amore del Padre non è in lui” (1^ Gv.2,17). Lasciamo l’uomo di carne e accogliamo l’uomo Dio, Gesù di Nazareth per essere uomini di Dio per l’eternità.

Letture per il Natale – indice